Addio a Marcella Emiliani

è scomparsa la studiosa dei Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, colonna portante del Cabral. I ricordi.

Martedì 7 maggio è morta Marcella Emiliani.

Storica, giornalista, docente di Storia e istituzioni dei paesi del Mediterraneo, Sviluppo politico del Medio Oriente e Media & Conflict-Medio Oriente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e Storia e istituzioni del Medio Oriente, Relazioni internazionali del Medio Oriente e Politica delle risorse energetiche presso la Facoltà di Scienze politiche Roberto Ruffilli dell’Università di Bologna, sede di Forlì e colonna portante del Centro/Biblioteca Amilcar Cabral.

Stamattina Maddalena Oliva de ‘Il Fatto Quotidiano’, che conduce questa settimana Prima Pagina Radio3 ne ha parlato con commozione. 

Su suggerimento di Anna Maria Gentili abbiamo raccolto tutti i suoi libri disponibili in biblioteca, testi fondamentali e preziosi per comprendere il presente che viviamo e, in particolare, quel ‘pezzo di mondo che non trova pace’. Tra i volumi anche la tesi di Laurea di Marcella Emiliani con relatrice Anna Maria Gentili.

Sono tante anche le tesi di laurea disponibili in biblioteca dei tant* student* che hanno studiato e fatto ricerca con Marcella Emiliani, molt* de quali, come ricordava stamattina Maddalena Oliva, sono diventati a loro volta studios*, giornalisti, insegnanti. 

Nei prossimi giorni, tant* protagonist* e amic* del Centro/Biblioteca Amilcar Cabral ne scriveranno e sarà nostra cura raccogliere e pubblicare tutti i ricordi, le testimonianze, i contributi di tutt* coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla, studiare e lavorare con lei. Una maestra. 

Rip.

Bologna, 8 maggio 20224


Tutti i libri di Marcella Emiliani sono disponibili in biblioteca, dove sono conservate anche le tante tesi di laurea dei suoi student*.


Un ricordo di Marcella Emiliani, intellettuale leale

Adriano Sofri
Pubblicato su Il Foglio, 8 maggio 2024


In ricordo di Marcella Emiliani

Elena Gardenghi
Pubblicato su Il Manifesto, 9 maggio 2024


Lutto in Ateneo.È scomparsa Marcella Emiliani

Pubblicato su Unibo Magazine, 9 maggio 2024


Ho conosciuto Marcella Emiliani nel 1974, proprio di questi giorni di fine corso. Naturalmente ne avevo sentito parlare, in Facoltà e da Anna Maria Gentili, come la brillante studentessa che stava scrivendo una tesi infinita sul partito unico in Tanzania e faceva le pulci al libro di un noto politologo americano. Fu un incontro piuttosto ruvido, riscattato il giorno successivo da una convocazione tremula a una specie di seduta di autocoscienza, rinchiuse in una affumicata 500 blu, in cui si mescolarono studi sull’Africa e amori, lacrime e pudori.

Marcella era soprattutto una persona sorprendente. Non diceva o scriveva mai nulla di scontato o convenzionale; non sceglieva mai la strada più comoda, mai la posizione più accomodante; spesso ti metteva di fronte a quello che non ti aspettavi o poteva cambiare improvvisamente registro a una conversazione o a una relazione. O alla sua stessa vita, che è stata costellata da continui cambi di città, case, lavori; attraversando ambienti sociali, paesi, guerre, migliaia di libri e film, musica colta e pop, idee. E persone, alle quali è sempre rimasta legata, vicina nei momenti di difficoltà, teneramente generosa e complice nella costruzione di sicurezze o nell’aiutarti a cambiare a tua volta.

Marcella ha svolto nella sua vita con grande successo professioni diverse, coniugando un’intensa attività giornalistica in TV (Mixer e Rai Storia) e sulla stampa (l’Unità), la ricerca e l’insegnamento universitario a Bologna, e la divulgazione di alto livello.

Senza dimenticare la scrittura, con Flaminia Morandi, di alcuni romanzi ai quali non ha fatto mancare l’ispirazione “orientalistica”. Insomma, dire che Marcella era molto intelligente e straordinariamente brillante e versatile sarebbe solo ribadire una ovvietà. Direi piuttosto che quello che colpiva (che mi colpiva) era l’agilità della sua mente, la sua capacità di passare da un cosa a un’altra senza mai perdere di concentrazione e qualità. Era una dote, ovviamente, ma era anche lavoro, impegno, passione.

Avendo conosciuto Marcella da giovanissima, ho avuto la fortuna di incrociare il suo percorso molte volte, talvolta di affiancarla in un progetto o nella scrittura di un libro, accompagnarla in un viaggio di lavoro (in Pakistan a intervistare combattenti afghani, nella Siria di Assad padre, nell’Angola in guerra), condividere idee e analisi. Quindi so molto bene come lavorava. E il modo in cui lavorava aiuta a capire la sua capacità di trasmettere e comunicare in un’aula universitaria o con un articolo di giornale. Quello che voglio dire è che dietro la sua brillantezza c’era certo una grande creatività (che si esprimeva tra l’altro con un linguaggio molto personale, divertente e schietto, al quale non era estranea la sua origine romagnola) ma anche molto rigore e una enorme cultura. Marcella poteva parlare di tutto con estrema competenza; tuttavia il suo sapere era esattamente il contrario di quella che si definirebbe una “cultura enciclopedica”, ingabbiata in schemi e nozioni erudite. Era una cultura scoppiettante, che intrecciava conoscenze e intuizioni che non avresti mai messo in relazione, attingeva a piene mani a una letteratura sterminata e spesso totalmente “fuori moda”, mescolava campi diversissimi scoprendo assonanze insospettabili. Un materiale ribollente che nel pensiero e nel lavoro di Marcella trovava un ordine attraverso un lavoro di tipo quasi artigianale (del resto da giovane diceva di voler fare il falegname). Il rigore del suo impegno si traduceva innanzitutto in una incredibile capacità di impossessarsi della “tecnica” del fare qualcosa: la TV, la ricerca, il giornalismo, l’insegnamento, un romanzo… Smontare, rimontare, impossessarsi dei meccanismi.

Poi c’era il lavoro grezzo; consultare le fonti; fare appunti, schedare, rielaborare, distillare. Andare sul terreno. E controllare, sempre; non prendere per buono niente, tanto meno la propria memoria. In un’epoca in cui Internet ancora non esisteva, poteva capitare che mi svegliasse alle due di notte mentre stava chiudendo il giornale per controllare la data di un certo colpo di stato in Sudan. Infine l’organizzazione del pensiero, ovvero del “fare scalette”. Marcella era una scalettatrice seriale; faceva scalette di tutto, dalle lezioni alle trame di storie, a una conferenza al Cabral. Avrebbe potuto scrivere un manuale su Come fare le scalette e fare concorrenza all’Umberto Eco di Come fare una tesi di laurea. Scalette lucidissime, che in un paio di pagine riuscivano ad articolare l’impianto di un intero saggio e mappare strade nuove di sorprendente originalità. Questo rigore era semplicemente l’altra faccia della sua integrità: morale e umana.

Sono certa che Marcella non abbia mai scritto o pronunciato un’affermazione alla quale non credesse davvero, con una indipendenza di pensiero che poteva arrivare alla sgradevolezza assoluta. O, più felicemente, alle marachelle, come quando, cinque minuti prima della chiusura notturna dell’Unità, organo del Partito Comunista Italiano, inseriva qualche notizia che sapeva non sarebbe piaciuta a qualche maggiorente del Partito.

In questi giorni mi sono trovata a ripensare alle prime elezioni democratiche del Sudafrica nel 1994. Eravamo tutte lì, Marcella per il giornale, Anna Maria Gentili ed io per la missione di osservazione elettorale. Quella volta ci siamo appena sfiorate, senza incontrarci.

Ieri ho scaricato dall’Archivio storico dell’Unità i suoi pezzi sulle elezioni e poi sull’insediamento di Nelson Mandela come Presidente. Ho ritrovato tutto: il fiuto per le notizie, anche quelle apparentemente minori; la lucidità dell’analisi politica; la copertura del terreno; e ancor più la voglia di raccontare storie attraverso le persone: re zulu, bianchi di estrema destra, presidenti di seggio, elettori nelle lunghe code, sparsi per l’intero paese.

L’ultima volta che l’ho vista a Roma abbiamo chiacchierato a lungo di Medio Oriente, ci siamo dette emozionate che ci mancavano le nostre discussioni. Marcella ha aggiunto qualcosa su di me, di molto personale e intimo. Avevo promesso di andare a trovarla spesso. Il tempo non è ci è bastato. E a me mancherà il suo saper vedere sempre più lungo di me.

Maria Cristina Ercolessi, Bologna 12 maggio 2024


In ricordo di Marcella Emiliani.L’eredità di Marcella.

Enrico De Angelis
Pubblicato su Orientixxx.info, 15 maggio 2024


Quando pochi giorni fa ho saputo della scomparsa della professoressa Emiliani ho voluto condividere un ricordo in lingua inglese all’interno della mia rete professionale. Istintivamente me la sono sentita così, dato che la mia vita professionale utilizza principalmente quella lingua, e anche se il suo nome non risulta familiare ad un pubblico di lingua inglese, volevo condividere con quella rete ciò che Marcella Emiliani è stata per una generazione di italiani che si è occupata di Medio Oriente e Nord Africa negli ultimi 20 anni e oltre. Per me, che negli ultimi 12 anni ho vissuto e lavorato come operatore umanitario, giornalista e scrittore tra Palestina, Iraq, Libano e Giordania, la prof Emiliani è stata tante cose. E in questi giorni leggere diversi ricordi attraverso i social media si sta trasformando in una valanga di ricordi, immagini e opportunità per riconnettersi con tante persone che hanno avuto il piacere di essere suoi studenti.

14 anni fa la mia conoscenza dell’altra sponda del Mediterraneo era prossima allo zero. Ma dalla prima lezione di Storia del Medio Oriente la mia comprensione del mondo è cambiata. Lezione dopo lezione la prof.ssa Marcella Emiliani ci ha accompagnato in un viaggio fatto non solo di un’incredibile conoscenza storica, ma pieno di aneddoti, storie personali, riflessioni che solo una persona come lei poteva raccontare, sempre con il suo tipico sarcasmo e accento bolognese. Perché se hai una identità multipla e forte come era la sua, unendo ricerca, insegnamento, scrittura e giornalismo, non puoi insegnare la storia in modo lineare e semplice. Con lei la storia era sempre colorata, complessa, era come stare al cinema a guardare un film, o ascoltare anche un podcast se chiudevi gli occhi, noi che “a quel tempo” leggevamo in classe con lei giornali, seguivamo diapositive rudimentali, e sfruttavamo le lezioni per fare analisi critica dei fatti. In una di quelle lezioni mi ha tanto colpito la storia dell'UNRWA, l'agenzia dedicata all'assistenza dei profughi palestinesi, un unicum all'interno del sistema Onu, "l'unica risposta che la cosiddetta comunità internazionale è riuscita a dare ai Palestinesi". Quella lezione mi illuminò su quella parte di mondo per la sua complessità al punto da diventare la tesi della mia laurea triennale nel 2010.

Fu un onore averla come relatrice per quella tesi, che per me significò un viaggio con /in/per/attraverso il Medio Oriente, una casa negli ultimi 12 anni, e chissà ancora per quanto. Poiché nei mesi scorsi l'UNRWA è tornata sotto i riflettori, ho riaperto quella tesi dopo tanti anni, e sono rimasto colpito dalla mia capacità di comprendere le dinamiche odierne, grazie a quel lavoro in cui mi ha guidato la prof.ssa Emiliani. Ecco, in questi giorni realizzo che quel sentimento di casa era in qualche modo iniziato in quegli anni a lezione da lei. La notizia di pochi giorni fa ha insomma riaperto tanti ricordi che credevo nascosti, andavano solo rispolverato per capire quanto fossero solidi. Magicamente, tutto è tornato ad avere un senso ripensando ai libri e gli articoli scritti negli ultimi anni, in cui molto spesso c’erano anche dei suoi riferimenti bibliografici. Al riguardo, per chi non li abbia letti, consiglio spassionatamente tre tra le sue ultime preziose opere: Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991, Medio Oriente. Una storia dal 1991 ad oggi e Purgatorio arabo. Il tradimento delle rivoluzioni in Medio Oriente.

Passione per la storia, ricerca, scrittura, giornalismo, sempre conditi di analisi critica. Se oggi sono in grado di fare mie queste cose lo devo tanto a Marcella Emiliani. Per questo tra i ricordi non manca anche il forte rammarico di non essere stato in grado di mantenere i contatti con lei dopo quella tesi. Continuare a chiedersi perché ciò non sia successo non ha molto senso, e allora provo a promettermi di esaudire una delle sue insolite richieste fatte durante una delle sue ultime lezioni: “andate, documentate, capite, e poi come furetti delle relazioni internazionali tornerete da me, sulla mia tomba, a raccontarmi quanto avete visto”. Proverò a farlo, mentre continuo a ripetermi di essere stato un privilegiato ad averla avuta come insegnante, come mentore, come fonte di ispirazione.

Stefano Nanni, 15 maggio 2024


Un pensiero in memoria di Marcella Emiliani

E' bellissimo vedere tanto affetto. E ritrovarsi nei ricordi degli altri, nelle vite degli altri, tutte segnate dall'incontro con Marcella. Ho avuto il privilegio di essere stata sua studentessa prima e amica dopo. Mi sono laureata nel lontano 1997 con una tesi sul colonialismo italiano in Libia da un punto di vista libico, il punto di vista delle vittime. L'incontro con Marcella ha segnato uno spartiacque nella mia vita tra un prima e un dopo. Un prima un po’ inconsapevole, un po' disinteressato ed impaurito da tutto ciò che riguardava il Medio Oriente essendo figlia di un dissidente politico libico, e un dopo fatto di lunghe permanenze nei paesi arabi, studi, ricerca, studio appassionato della lingua araba, riscoperta delle radici. Nessuno come lei era capace di coinvolgere con passione ed empatia, di spiegare e fare comprendere la complessità delle cose fino a farle amare. Insegnava ad imparare a pensare con la propria testa, a decontestualizzare, a decostruire lo sguardo, ad essere curiosi, ad ascoltare in modo attivo, a non desistere nel raggiungimento dei propri obiettivi. Queste sono anche competenze di vita e nel mio caso sono state fondamentali nel lavoro con i cittadini con background migratorio, nel ruolo della mediazione interculturale, nel comprendere l'altro, decentrare lo sguardo, scardinare stereotipi, valorizzare le competenze, facilitare la comunicazione e l'inclusione per favorire pari opportunità per tutti e per tutte indipendentemente dal contesto di origine. La stessa cosa che Marcella faceva con i suoi studenti. In questo ha saputo cambiare il destino di tanti. Marcella oltre ad essere una delle voci più competenti ed autorevoli su Africa e Medio Oriente, era anche molto simpatica ed ironica. L'idea all'epoca era di pubblicare la tesi ma essendo figlia di un dissidente politico libico era troppo rischioso e ho desistito. Ci siamo ritrovate negli anni in tante occasioni, un gruppo di studio in occasione della seconda guerra del Golfo, e ancora in occasione delle primavere arabe fino ad oggi con il progetto di rimettere mano insieme alla tesi sulla Sanussyya e sul colonialismo italiano in Libia per attualizzarla e per parlare di Libia. Fino all'ultimo contatto in aprile ha continuato a spronarmi a non desistere per lavorare sulla tesi promettendomi che ci avremmo rimesso le mani insieme. Marcella sapeva essere "leggera" anche nei momenti più difficili. Proverò a portare avanti il nostro progetto perchè come ha scritto la giornalista Maria Gianniti in un post pubblicato l'8 maggio "il suo spirito è vivo" in tutti quelli che hanno avuto il privilegio di averla avuta come docente.
Leyla Dauki, 19 maggio 2024


In ricordo di Marcella Emiliani

Elena Piffero pubblicato su Touki Bouki, 19 maggio 2024

In ricordo di Marcella Emiliani

Elena Piffero pubblicato su Gli Asini, 21 maggio 2024