Francesco Accursio nell'Inferno di Dante

In somma sappi che tutti fur cherci
e litterati grandi e di gran fama,
d'un peccato medesmo al mondo lerci.

Priscian sen va con quella turba grama,
e Francesco d'Accorso anche; e vedervi,
s'avessi avuto di tal tigna brama,

colui potei che dal servo de' servi
fu trasmutato d'Arno in Bacchiglione,
dove lasciò li mal protesi nervi.

Dante Alighieri, Inferno, canto XV

 

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Palazzo d'Accursio
  • @ Palazzo d'Accursio
A metà del sec. XIII il Comune si trasferì nelle case d’Accursio presso la torre dell’orologio. Nel 1365 il cardinale Androino de la Roche costruì tutt’intorno le mura del palazzo. La sede a merlatura ghibellina fu ampliata con l’edificio a merlatura guelfa, con la facciata di Fioravante Fioravanti del 1425. Nel 1509 fu costruita la parte occidentale del cortile d’onore, assieme allo scalone detto del Bramante, mentre il resto delle costruzioni su piazza Nettuno risalgono alla metà del XVI secolo. All’interno dell’edificio più recente fu sistemato nel 1568 il Giardino dei Semplici del naturalista Ulisse Aldrovandi, con al centro la Cisterna monumentale del Terribilia. Sull’area del giardino nel 1886 fu costruita la Sala Borsa. Sul portale d’ingresso del Palazzo Comunale si erge la statua di papa Gregorio XIII e più in alto l’altorilievo con la Madonna e il bambino di Nicolò dell’Arca, del 1478. Muovendosi verso piazza Nettuno, sulla facciata si incontrano, oltre a lapidi risorgimentali, le antiche misure bolognesi e una finestra con due aquile, di cui una è attribuita a Michelangelo. La statua sull’ingresso di palazzo d’Accursio è opera in bronzo dello scultore Alessandro Menganti (1531-1594), seguace di Michelangelo. Raffigura papa Gregorio XIII, il bolognese Ugo Boncompagni, passato alla storia come riformatore del calendario, che da lui prese il nome di gregoriano. Nel 1796, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, per paura che venisse rimossa, i bolognesi trasformarono la statua del papa in quella di San Petronio, protettore della città. Fu sufficiente aggiungere il pastorale nella mano benedicente e sostituire la tiara con la mitra vescovile. Così rimase fino al 1895, quando fu riportata alla veste primitiva. > Luigi Bortolotti, Bologna dentro le mura. Nella storia e nell’arte, Bologna, La grafica emiliana, 1977, pp. 9-12