tavola rotonda/proiezione
In che modo la frontiera smette di essere una semplice linea sulle carte geografiche per farsi materia liquida, tempo sospeso e spazio vissuto? A partire dal recente lavoro sul campo condotto da Raffaello Rossini tra l'exclave spagnola di Ceuta e la costa marocchina di Fnideq, l’incontro propone una riflessione visiva ed etnografica sui dispositivi di controllo europei e sulle pratiche di resistenza informale. Attraverso una selezione di scatti che rifiutano la retorica dell'emergenza per mettere a fuoco la dimensione quotidiana dell'attesa, si analizzeranno il ruolo del barrio de El Príncipe Alfonso, le dinamiche di genere e le reti informali di tracciamento dal basso. Un'occasione per esplorare come i corpi e le comunità riappropriano il tempo e lo spazio di fronte al potere illusorio dei confini.
Raffaello Rossini dialoga con Bruno Riccio - UNIBO e Comitato scientifico Biblioteca Amilcar Cabral e Erika Capasso - Comune di Bologna, delegata inchiesta sociale e nuove cittadinanze.
Raffaello Rossini è antropologo, reporter freelance e regista documentarista (autore di La MerceSiamo Noi, Across, You//Spring). La sua ricerca unisce l'etnografia visiva, il fotogiornalismo e la sociologia dei margini, concentrandosi sulle rotte migratorie, i contesti di frontiera e le periferie
umane del Mediterraneo.
Borders of Borders è un collettivo indipendente e laboratorio di antropologia visiva che opera all'intersezione tra geografia critica, tattiche mediali ed etnografia sensoriale. Attraverso indagini sul campo multilivello — dal Sahel senegalese ai margini agroecologici amazzonici, fino alle liminalità urbane europee — il progetto decostruisce i regimi spaziali dominanti per elaborare contro- cartografie e pratiche d'immagine relazionali.