Scomparsa di Giovanni Gentile Giuseppe Marchetti

docente dell'Alma Mater, ha insegnato storia delle Letterature ispano-americane e introdotto lo studio del náhuatl, lingua indigena messicana. 

Abbiamo appena saputo della scomparsa di Giovanni Gentile Giuseppe Marchetti già professore di Letterature ispano-americane dell'Alma Mater Studiorum di Bologna, dove ha ricoperto, nel corso della sua carriera accademica, il ruolo di Direttore del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne - LILEC. Da diversi anni faceva parte anche del Comitato scientifico del Cabral.

Sono tante le attività che ha organizzato e promosso per la biblioteca: sul canale youtube si possono rivedere alcune videoregistrazioni di incontri e presentazioni di libri, come per esempio la presentazione di 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos .

Era passato in giugno in biblioteca a riportare un libro che aveva preso in prestito, Elogio dell'ombra di Jorge Luis Borges. Nell’occasione, abbiamo chiacchierato a lungo sui romanzi di Cristina Rivera Garza - tra i primi che ha fatto conoscere le opere della scrittrice messicana in Italia - e su proposte e progetti futuri. Come sempre ci ha abbracciato e salutato calorosamente con un arrivederci al suo rientro dal Messico, dove sarebbe andato di lì a pochi giorni.

Alla notizia, siamo andati a prendere dallo scaffale il libro di Borges nella traduzione di Tommaso Scarano edito da Adelphi: il professor Marchetti è stato l’ultimo a prenderlo in prestito. Abbiamo trovato un segnalibro nella pagina con le versioni in spagnolo e italiano della poesia di Le cose Las cosas/Le cose.

El bastón, las monedas, el llavero,
la dócil cerradura, las tardías
notas que no leerán los pocos días
que me quedan, los naipes y el tablero,
un libro y en sus páginas la ajada
violeta, monumento de una tarde
sin duda inolvidable y ya olvidada,
el rojo espejo occidental en que arde
una ilusoria aurora.¡Cuántas cosas,
limas, umbrales, atlas, copas, clavos,
nos sirven como tácitos esclavos,
ciegas y extrañamente sigilosas!
Durarán más allá de nuestro olvido;
no sabrán nunca que nos hemos ido.

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e la scacchiera,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.

Grazie di tutto. Riposa in pace.


Giovanni Gentile Giuseppe Marchetti è stato docente di Lingua e Letterature Ispano- Americane all’Università di Verona e ordinario della stessa disciplina all’Università di Bologna.

Si è dedicato prevalentemente allo studio della letteratura nata dalla traumatica irruzione europea nel continente americano, occupandosi sia delle testimonianze nelle lingue indigene (in primis i testi nahua raccolti da Bernardino da Sahagún - si veda il suo Hacia la edición crítica de la Historia de Bernardino de Sahagún, in ‘Cuadernos Hispanoamericanos’, 396) e da altri religiosi, impegnati nell'opera di evangelizzazione, come Andrés de Olmos, Alonso de Molina, Diego Durán, Horacio Carochi, ecc.) che delle cronache utili alla ricostruzione dei molteplici processi di interazione culturale, innescati dalla conquista (Fernández de Oviedo, Hernán Cortés, Bernal Díaz del Castillo, Toribio de Benavente, Motolinía, Bartolomé de las Casas, Diego de Landa, José de Acosta, ecc.).

Ha esteso il proprio interesse a tutta l'epoca coloniale e, in particolare, ha
dedicato uno studio approfondito al recupero funzionale del passato indigeno
nell'ideologia politica alla vigilia dell'Indipendenza, attraverso l'esame dell'opera di Clavijero (Cultura indígena e integración nacional. La “Hisroria antigua de México” de Francisco Javier Clavijero, Universidad Veracruzana, 1986), centrale nel dibattito fine settecentesco sull'America.
Oltre a tenere, doverosamente, corsi su temi d’interesse generale, come la narrativa di Carlos Fuentes, Julio Cortázar, Mario Vargas Llosa, Gabriel García Márquez, o sulla poesia di Octavio Paz, Pablo Neruda, Jaime Sabines, Carlos Pellicer, José Emilio Pacheco, o, ancora, sui racconti di Cortázar, Jorge Luis Borges, Juan José Arreola, Horacio Quiroga, ecc., ha riservato uno spazio importante alle manifestazioni letterarie dell'indigenismo contemporaneo nella narrativa (Icaza, Rubín, Traven, Roa Bastos) e nella poesia (Efraín Huerta, Agustí Bartra, Ernesto Cardenal, Carlos Montemayor e i già ricordati Octavio Paz e Carlos Pellicer), dedicando un'attenzione speciale alla poesia indigena contemporanea, principalmente in area oaxaqueña e nahua (Víctor de la Cruz, Pancho Nácar, Irma Pineda, Natalia Toledo, Juan Gregorio Regino, ecc.).

Più recentemente, si è occupato del “giornalismo letterario” in area messicana
e latinoamericana, oggetto di alcuni fra i suoi ultimi corsi.
In tutti i suoi progetti ha sempre associato agli obiettivi della ricerca
l'approfondimento scrupoloso delle questioni teoriche e di metodo, inerenti,
soprattutto, l'analisi testuale e delle culture.